Disastro 5 Stelle

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Si attende solo il “sì” al Tav e la partita è vinta a tavolino per tutte le formazioni che il 4 marzo, di quasi un anno fa, hanno subito il 40% stellato in molte regioni italiane con una totalità meridionale. Davide Casaleggio intrappolato tra rete e malumori e leader erranti. La carta Dibba non ha funzionato e gli italiani hanno capito che essere forza di governo e di opposizione rappresenta il bluff della politica e si consolida il “Vaffa5”.

Il maggior dramma per i Cinque Stelle passa dalla certezza che il quasi 12% degli italiani di quasi 12 mesi fa oggi, da veri grillini, fanno proprio lo slogan di piazza dello stesso movimento (il noto Vaffaday ogni giorno sempre più crescente). Il dramma maggiore per i tanti “portavoce del popolo” passa dalla visione che hanno i loro elettori rispetto alle motivazioni del crollo: non per colpe altrui ma per colpe proprie. Ed ora cosa fare? Dalle premesse dell’ascesa pentastellata manca soltanto che non restituiscano più la parte delle proprie indennità visto che, dopo il “non voto” abruzzese, è stata chiesta la restituzione come se fosse una indebita appropriazione per non finire nel cono del voto di scambio. Così come i partiti della sinistra, alla fine degli anni Novanta, inventarono le primarie per tentare un recupero con il proprio elettorato come se le consultazioni fossero una prova spontanea e non una mobilitazione partitica vera e propria per non decidere dirigenti e candidati per paura di esser sfiduciati dall’elettorato, oggi i Cinque Stelle se ne lavano le mani, sul “sì” al processo a Salvini, e rendono solidalmente responsabili i propri seguaci.

Tutte le battaglie, compreso il Vaffaday, archiviate per “ragion di Stato”. Tutte le ragioni del movimento il leitmotiv degli spettacoli dell’ideatore ligure ed oggi Beppe Grillo teme ripercussioni per la sua tournée. Già andando al governo ha rischiato di perdere la spinta antigovernativa oggi, perdendo la battaglia per i principi ed i valori, teme una perdita al botteghino o che gli spettacoli possano esser una vera consultazione della base con contestazioni teatrali. Mai al governo con altri ma soli con il 51% e venne l’alleanza con Matteo Salvini; anche sui territori siamo la novità contro l’accozzaglia delle altre coalizioni e spunta l’alleanza con ipotetiche liste civiche, nessun cittadino è diverso davanti alla legge ed i rappresentanti del popolo devono poter esser giudicati senza salvacondotti ed usano il web per fare la piroletta, no a Tap ma il gasdotto ci sarà, no a Tav ma anche questa, sanno bene, si farà “di riffa o di raffa” grazie ad un referendum seppur non virtuale.

Se il sondaggio di Antonio Noto concede ancora il 56% alle forze del governo giamaicano per il 34% che la Lega andrebbe a consolidare, il 22% dei Cinque Stelle non rappresenta solo un ulteriore calo di oltre 10 punti percentuale rispetto a meno di un anno fa ma pone i grillini nuovamente terzi tra le forze politiche in corsa. Il centrodestra viaggia e consolida il 49% tra il 34 dei salviniani, il 10% di Forza Italia, il 4.5 della Meloni ed uno 0.5% di altre formazioni della coalizione. Recupera anche il centrosinistra con il 19% del Pd, il 3.5 di + Europa ed un altro 0.5 di altri di riferimento ritornando ad essere la seconda coalizione con il 23%, al netto del 2% di Leu e dell’1.5 di Potere al Popolo ed a chiudere, come già detto, i pentastellati con il loro 22%

 

Fonte: Giornale.it

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