“Faraone non sarà segretario del Pd. Il congresso finirà in tribunale”

Parla Cracolici: "Sostengo Piccione, contro il modello del partito contenitore voluto dai renziani. Raciti? Una delusione, politica e umana"

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“Deluso” da

Fausto Raciti “umanamente e politicamente”, impegnato “al fianco di Teresa Piccione“che rappresenta un baluardo a difesa dei valori del Pd”, contrario a quella visione di un “partito autobus impersonata da Davide Faraone” e, infine, “preoccupato per un congresso che finirà a carte bollate”. Seduto davanti a un caffè Antonello Cracolici, silente da tempo sulle vicende di casa Pd, parla a ruota libera e il tema è soprattutto quello delle Primarie per la scelta del segretario regionale dem che vedono di fronte il senatore renziano e l’ex deputata alla Camera: sullo sfondo la battaglia ‘in punto di regolamento’ sui tempi di celebrazione di quei congressi provinciali posticipati dalla commissione regionale.

Cracolici e Lupo insieme a sostegno di Piccione e contro Faraone, ammetterà che la cosa è curiosa.
“Io e Lupo abbiamo avuto visioni diverse quando lui era alla segreteria e io guidavo il gruppo parlamentare all’Ars. Non abbiamo mai nascosto quelle differenze, adesso la partita in gioco è diversa: ai gazebo non si confronteranno due persone ma due concezioni diverse del Pd, due modelli differenti di partito”.

Adesso siete al fianco di Piccione e contro Faraone, il quale sostiene di volere “cambiare” il Pd.
“Il ‘modello Faraone’ lo abbiamo già visto all’opera, soprattutto alle elezioni Politiche quando lui ha gestito le liste escludendo un pezzo di partito per fare spazio ad altri. Quel modello ci ha portato in Sicilia al peggiore risultato di sempre. Faraone parla di ‘cambiamento’ di un partito che lui ha costruito. Un modello che ci ha fatto straperdere e che adesso vuole riproporre”.

E’ così inaccettabile l’idea di un Pd ‘aperto’?
“Non ho una visione identitaria, ma il partito deve essere prima di tutto un ‘contenuto’ e non un contenitore. Faraone vede il Pd come una lista e non come un partito, come un autobus su cui si può salire e scendere quando si vuole, magari diventando anche subalterni al centrodestra, cosa che è già accaduta”.

A cosa si riferisce?
“L’elezione di Miccichè alla presidenza dell’Ars, per esempio, fu un antipasto delle strategie che accompagnarono il Pd alle disastrose Politiche di marzo. Nulla da dire su Miccichè, ma segnalo che fu votato da alcuni deputati dem perchè quel nome era propedeutico allo schema che avrebbe potuto portare Pd e Forza Italia ancora insieme dopo le Politiche. Così non è andata, quel disegno ci ha portato al disastro. Dovremmo chiedere scusa ai nostri elettori e invece Faraone sta riproponendo lo stesso schema”.

Stiamo divagando, torniamo al congresso regionale sul quale si addensano nubi di ricorsi.
“Siamo alla follia, adesso qualcuno vorrebbe impedire agli iscritti di esprimersi. Sono convinto che Faraone perderà, non sarà eletto segretario. Penso che chi vuole ancora bene al Pd non può accettare che lui vinca. Sarebbe la certificazione di un partito in liquidazione e distrutto, che finirà questo congresso in tribunale davanti a un giudice”.

Cosa l’ha convinta della candidatura Piccione?
“Il suo nome è un baluardo in difesa di una concezione ben precisa del Pd e dei suoi valori. Prima di fare alleanze dobbiamo stabilire che partito siamo, altrimenti il rischio è quello di fare delle marmellate indistinte che creano disaffezione nei cittadini in un quadro già pessimo e con un partito desertificato”.

Il nodo dei congressi provinciali nasconde in realtà una impossibilità di dialogo tra le varie anime di questo partito.
“Per questo nel corso della direzione regionale di ottobre ho proposto di fermarci e non celebrare subito un congresso che, in questo modo, serve solo a certificare la morte del partito. Ripeto, finirà tutto in carte bollate”.

Anche Lupo fu tra coloro che decisero di andare avanti.
“In quello schieramento c’era chi era realmente convinto che fosse possibile un congresso unitario e chi pensava, invece, di nascondere dietro a questa formula un congresso ‘a tavolino’. Anche io alla fine avevo dato il mio ok a una ipotesi unitaria e avevo accettato il nome di Gandolfo Librizzi, ma dopo Faraone ha annunciato la sua candidatura. Non sono stato io a non volere il congresso unitario. La verità è che non c’erano le ragioni politiche e così ecco che la candidatura Piccione diventa fondamentale, così come quella di Magda Culotta a Palermo e di Zingaretti alla segreteria nazionale”.

E così siete arrivati anche alla lotta sul tesseramento.
“Una situazione incredibile. Alcuni vanno contro la decisione della direzione che ha deciso di basarsi sugli iscritti 2016, gli unici certificati. Voglio sottolineare che quella decisione è figlia di posizioni adottate da chi, adesso, sembra avere cambiato idea. Inoltre, non c’è alcuna certezza sugli iscritti del 2017”.

Al momento l’unica certezza sono le Primarie aperte, con Sicilia Futura che ha già espresso ufficialmente la sua preferenza per Faraone.
“Parliamo di un partito che ad oggi sostiene Musumeci, che vota tutto ciò che propone questo governo. Sicilia Futura è in coalizione con il centrodestra. Cardinale è tra i fondatori del Pd ma non posso accettare il suo tentativo di mutare geneticamente il partito. Qualcuno vira verso una indistinta area moderata che non mi convince per niente”.

Che intende?
“Anche Ciancimino e Lima erano ‘moderati’. Qualcuno sta proponendo l’idea che un partito si possa fare con un ceto politico spesso impresentabile e motivo di imbarazzo. Non dobbiamo dimenticare che siamo in Sicilia e che noi siamo gli eredi di La Torre e Mattarella: abbiamo il dovere del rigore. Non possiamo essere ‘leggeri’ nella selezione. Non possiamo essere il partito autobus di chi sale e scende”.

Presentando la sua candidatura Faraone ha criticato il governo Crocetta.
“Quella è stata una esperienza con molti errori e senza dubbio abbiamo perso una grande occasione ma Crocetta era comunque un uomo del Pd. Quando Faraone esprime questi giudizi si comporta da codardo, perchè non si assume le responsabilità di chi, come lui, in quel governo c’è stato fin dal primo giorno”.

Insomma, possibile che tutte le colpe siano di Faraone?
“Anche io mi prendo la mia fetta di responsabilità, ma di certo è minore. Non ce l’ho con lui, ma il senatore dimentica che il Pd è crollato a causa di Renzi. Votare per Faraone significa votare per l’ex premier che in questo momento non gode di grande popolarità nel Paese. Interpreta una idea politica che inevitabilmente ci porterà a non coesistere sotto lo stesso tetto. Non andrò via dal Pd, le battaglie si combattono dentro il partito. Se Faraone vuole fare qualcosa di diverso, piuttosto, faccia pure. Io resto e non rinuncio a dire la mia. Nonostante i problemi personali che non mi hanno permesso di essere in prima linea l’impegno resta immutato”.

Le primarie hanno già avuto un effetto: la fine del binomio Cracolici-Raciti ufficializzata nella direzione regionale di ottobre con un duro faccia a faccia tra lei e l’ex segretario.
“Inutile nascondere la mia delusione politica e umana nei suoi confronti. La segreteria Raciti è stata umiliata in passato dai comportamenti di Faraone e adesso sono insieme… L’operazione era già stata decisa prima della direzione regionale, anche con la collaborazione di chi faceva il ‘rivoluzionario’. Raciti è un bravo ragazzo, ma ha preferito sfuggire alle sue responsabilità scegliendosi un ruolo da comprimario. L’ho difeso e ho sostenuto la sua segreteria scendendo in campo in prima persona, da uomo del Pd, nel governo Crocetta”.

La partita è stata giocata anche dai PartigianiDem di Antonio Rubino, oggi al fianco di Faraone.
“Eviterei di utilizzare espressioni, come quella di ‘partigiano’, che appartengono a una storia impegnativa della sinistra e non a piccole fazioni. Posso solo dire che spesso nella vita si nasce incendiari per poi finire pompieri”.

Dopo tanto Pd un giudizio sul governo Musumeci.
“Lo considero un bel sacco con all’interno soltanto una noce: scuoti ma non si sente nulla. E’ un governo senza maggioranza, che non ha neanche avuto la classica luna di miele del primo anno con l’elettorato e che è uscito con fatica dall’impiccio del rendiconto”.

Quella vicenda ha fatto salire la tensione all’Ars.
“Quando Musumeci sottolinea che quello sul rendiconto era un nodo riguardante il precedente governo dice una bugia. La contrapposizione tra esecutivo e Corte dei conti non era legata ai numeri del Consuntivo ma al fatto che il disavanzo contenuto in quel documento non fosse coperto del tutto dal previsionale 2018 preparato dall’attuale governo”.

Lo stesso Musumeci in Antimafia ha riacceso i riflettori sul caso Montante e sul ruolo di Lumia nel precedente governo. Lei faceva parte di quella squadra, si è mai accorto di tutto questo?
“Quella del governatore è stata una sceneggiata e mi dispiace che il presidente Fava si presti a tutto ciò. Lumia era un importante dirigente del Pd e tutti hanno sempre saputo che era uno dei sostenitori della candidatura di Crocetta, non capisco cosa ci sia di così scandaloso. Montante? In quel tempo era considerato da tutta la politica, anche nazionale, un punto di riferimento nella svolta legalitaria di Confindustria. Fior di ministri facevano la fila per incontrare lui e Ivan Lo Bello“.

Fonte Livesicilia

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